Una scrivania troppo vicina a una finestra, un corridoio ostruito dalle sedie o un monitor sistemato di lato possono trasformare una giornata d’ufficio in una sequenza di fastidi, errori e dolori muscolari. La normativa italiana non impone un unico schema per disporre tutte le scrivanie, ma richiede che ambiente, arredi e postazioni siano sicuri, accessibili ed ergonomici. Qui chiarisco quali regole sono obbligatorie, quali misure rappresentano buone prassi e come organizzare concretamente un ufficio.
Le regole essenziali per organizzare le scrivanie senza errori
- Nessuna distanza universale vale per tutte le scrivanie: contano sicurezza, passaggi, accessibilità e valutazione dei rischi.
- Il riferimento principale per chi lavora al computer è il D.Lgs. 81/2008, soprattutto il Titolo VII e l’Allegato XXXIV.
- Lo schermo va collocato in genere a 50-70 cm dagli occhi, evitando riflessi e abbagliamenti.
- Nei luoghi soggetti ai requisiti di accessibilità, il D.M. 236/1989 indica 1,50 m davanti ai tavoli e 1,20 m lateralmente per agevolare il passaggio tra scrivanie.
- Le vie di esodo, le porte, gli estintori e i quadri elettrici devono restare sempre liberi.
Che cosa prevede davvero la normativa italiana
La prima distinzione è importante. In Italia non esiste una legge che stabilisca, per ogni ufficio, una distanza fissa di 80 o 100 centimetri tra una scrivania e l’altra. La disposizione deve invece garantire spazio sufficiente per lavorare, muoversi e intervenire in sicurezza, considerando il numero di persone, le attrezzature utilizzate e le caratteristiche dei locali.
Il riferimento generale è il D.Lgs. 81/2008. Per le postazioni con computer, il Titolo VII e l’Allegato XXXIV richiedono che il posto di lavoro sia organizzato secondo principi ergonomici. Il datore di lavoro deve quindi valutare anche la posizione della scrivania, la luce, gli spazi di movimento, la seduta, i cavi e l’interazione tra lavoratore e attrezzature.
La valutazione non riguarda soltanto il singolo tavolo. Come ricorda l’INAIL, il rischio legato al videoterminale dipende dall’insieme formato da scrivania, sedia, monitor, periferiche, illuminazione e spazio circostante. Una sedia regolabile serve a poco se il lavoratore non può arretrarla perché dietro di lui c’è un armadio.
| Riferimento | Che cosa disciplina | Impatto sulla disposizione |
|---|---|---|
| D.Lgs. 81/2008 | Salute e sicurezza sul lavoro | Richiede una postazione adeguata e una valutazione dei rischi |
| Allegato XXXIV | Lavoro al videoterminale | Indica requisiti per piano di lavoro, schermo, tastiera, seduta e ambiente |
| D.M. 236/1989 | Accessibilità e superamento delle barriere architettoniche | Impedisce che arredi e scrivanie ostacolino il passaggio o l’uso degli spazi |
| Norme antincendio | Evacuazione e sicurezza dei locali | Impongono di mantenere libere vie di esodo, uscite e dispositivi antincendio |
Le norme tecniche UNI possono aiutare a progettare arredi e postazioni, ma non vanno confuse con una legge che impone una planimetria identica per ogni azienda. Il criterio corretto è partire dall’attività reale e verificare che il risultato sia sicuro per le persone che lavorano in quell’ambiente.

Come posizionare scrivania, sedia e monitor
La disposizione migliore nasce dal modo in cui viene svolto il lavoro. Una persona che scrive tutto il giorno al computer ha esigenze diverse da chi alterna videoconferenze, consultazione di documenti cartacei e ricevimento di clienti. Io parto sempre da questa domanda, perché sistemare tutti i tavoli nello stesso modo è comodo sulla planimetria, ma spesso poco funzionale nella pratica.
Misure utili per il piano di lavoro
Il piano deve essere abbastanza ampio da contenere monitor, tastiera, mouse e documenti senza costringere il lavoratore a ruotare continuamente il busto. Come riferimento pratico, una scrivania di circa 160 x 80 centimetri offre una buona base per una postazione singola; con due monitor o molto materiale cartaceo può essere preferibile una profondità di 90 centimetri.
L’altezza del piano è spesso compresa tra 70 e 80 centimetri, ma la misura ideale dipende dalla sedia e dalla corporatura. Gli avambracci devono poter restare rilassati, con le spalle non sollevate e i piedi ben appoggiati a terra. Se il piano è troppo alto, un poggiapiedi può aiutare, ma non deve diventare un rimedio permanente a una scrivania inadatta.
Distanza e altezza dello schermo
Il monitor dovrebbe trovarsi frontalmente rispetto al lavoratore, a una distanza indicativa di 50-70 centimetri dagli occhi. Il bordo superiore dello schermo non dovrebbe superare l’altezza degli occhi, così da evitare una posizione costante con il collo inclinato all’indietro.
Con due monitor, quello utilizzato più spesso va collocato al centro. Se entrambi sono usati in modo equivalente, possono essere affiancati simmetricamente, evitando però di costringere la persona a ruotare la testa per ore. Un grande schermo ultrawide può ridurre questo problema, ma non risolve una scrivania troppo corta o troppo poco profonda.
Luce, finestre e riflessi
La scrivania non dovrebbe essere orientata con il monitor direttamente davanti o dietro una finestra. La soluzione generalmente più equilibrata è disporre lo schermo perpendicolare alla fonte principale di luce, usando tende o schermature quando necessario.
Una superficie lucida, una lampada puntata sul monitor o una finestra alle spalle del lavoratore possono creare riflessi continui. In questi casi non basta aumentare la luminosità dello schermo: conviene cambiare l’orientamento della postazione o intervenire sulla luce ambientale.
Quali distanze lasciare tra scrivanie e passaggi
La domanda sulla distanza tra le scrivanie non ha una sola risposta, perché bisogna distinguere tra passaggio ordinario, accessibilità e vie di emergenza. Una misura comoda per muoversi durante il lavoro può non essere sufficiente per una persona in sedia a ruote o per un percorso di evacuazione.
Passaggi quotidiani
Tra il bordo posteriore della sedia e l’ostacolo retrostante è utile lasciare almeno 90-100 centimetri quando il passaggio viene usato regolarmente. Se due sedie si trovano una di fronte all’altra, lo spazio deve consentire di arretrare, alzarsi e passare senza urtare il collega.
Non si tratta sempre di una misura legislativa rigida. È una soglia organizzativa ragionevole per ridurre urti, inciampi e interruzioni. In un ufficio dove le sedie restano spesso occupate, il corridoio deve essere più ampio rispetto a una zona utilizzata soltanto per raggiungere un archivio.
Accessibilità e inclusione
Quando si applicano i requisiti di accessibilità, il D.M. 236/1989 indica, per agevolare il passaggio tra tavoli e scrivanie, uno spazio libero di almeno 1,50 metri davanti al tavolo e 1,20 metri lateralmente. Queste indicazioni sono particolarmente rilevanti negli uffici aperti al pubblico e nelle aree dove deve essere garantita la fruibilità a persone con ridotte capacità motorie.
La scrivania accessibile non è soltanto quella con un corridoio più largo. Deve permettere anche l’avvicinamento, la rotazione e l’utilizzo del piano di lavoro. Per questo conviene prevedere almeno una postazione facilmente raggiungibile, senza collocarla in fondo a un percorso stretto o dietro mobili che ne impediscano l’accesso.
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Sicurezza antincendio
Le scrivanie non devono restringere corridoi, porte, scale o uscite di emergenza. Anche cestini, scatoloni, cassettiere e prolunghe possono diventare ostacoli. La larghezza utile delle vie di esodo va verificata sulla base del progetto antincendio e dell’affollamento previsto, non misurando soltanto lo spazio libero tra due mobili.
Un errore frequente consiste nel lasciare una sedia nel corridoio perché “si sposta facilmente”. In caso di evacuazione, proprio gli oggetti mobili possono creare rallentamenti. La regola pratica che seguo è semplice: nessun arredo deve dipendere dalla buona volontà di chi lo sposta per mantenere libero un percorso di sicurezza.
Disposizioni efficaci per uffici singoli e open space
La planimetria deve riflettere il tipo di attività. Non esiste una disposizione universalmente migliore, ma alcune configurazioni funzionano meglio in situazioni specifiche.
| Configurazione | Quando funziona | Attenzione principale |
|---|---|---|
| Scrivanie rivolte verso la parete | Lavoro concentrato e uso ridotto delle riunioni | Controllare riflessi, ventilazione e spazio per la sedia |
| Postazioni affiancate | Team che collaborano spesso | Ridurre rumore, distrazioni e passaggi dietro le sedie |
| Scrivanie contrapposte | Open space con moduli condivisi | Lasciare spazio sufficiente per arretrare le sedute |
| Postazioni perimetrali | Uffici con poche persone e molta necessità di privacy | Non ostruire finestre, termosifoni e vie di uscita |
| Hot desking | Presenza alternata e lavoro ibrido | Garantire regolazioni, pulizia e accessori adattabili |
In un ufficio open space, le postazioni che richiedono concentrazione non dovrebbero stare accanto alla stampante, alla macchina del caffè o all’area di passaggio. Sembra un dettaglio organizzativo, ma rumore e interruzioni continue incidono sulla qualità del lavoro almeno quanto una sedia scomoda.
Per chi riceve clienti, la scrivania va orientata in modo da non obbligare l’ospite a passare dietro al lavoratore o a sedersi in una zona di transito. Negli uffici riservati, invece, può essere utile evitare che lo schermo sia visibile dalla porta, senza però sacrificare l’illuminazione naturale e la postura.
Obblighi del datore di lavoro e diritti del lavoratore
Il datore di lavoro deve valutare i rischi presenti nell’ufficio e adottare soluzioni adeguate. Questo comprende la scelta degli arredi, la disposizione delle postazioni, l’informazione ai dipendenti e la verifica periodica delle condizioni reali, soprattutto quando cambiano organico, strumenti o modalità di lavoro.
Chi utilizza il videoterminale in modo sistematico per almeno 20 ore settimanali, al netto delle interruzioni previste, rientra nella disciplina specifica dei videoterminalisti. Se non esistono disposizioni diverse della contrattazione collettiva, la regola generale prevede un’interruzione di 15 minuti ogni 120 minuti di applicazione continuativa al videoterminale.
Il lavoratore dovrebbe segnalare tempestivamente riflessi, dolore cervicale, mancanza di spazio, cavi scoperti o difficoltà di accesso. Chiedere una regolazione della sedia o lo spostamento del monitor non è una questione estetica: può essere parte della prevenzione dei disturbi muscolo-scheletrici e dell’affaticamento visivo.
La sorveglianza sanitaria, quando prevista, non sostituisce una postazione corretta. Una visita può individuare un problema, ma non rende sicura una scrivania posizionata davanti a una finestra abbagliante o una sedia incastrata tra due mobili.
La checklist per verificare una disposizione prima di approvarla
Prima di acquistare arredi o spostare le scrivanie, consiglio di controllare la stanza direttamente, non soltanto sulla planimetria. Bastano pochi minuti e una misurazione concreta per individuare problemi che sul disegno non emergono.
- Il lavoratore può arretrare la sedia e alzarsi senza urtare mobili o colleghi?
- Lo schermo è a circa 50-70 centimetri dagli occhi e non riceve riflessi diretti?
- Il piano permette di appoggiare gli avambracci e disporre tastiera, mouse e documenti?
- I cavi sono raccolti e non attraversano corridoi o zone di passaggio?
- Le porte, le uscite, gli estintori, gli idranti e i quadri elettrici sono facilmente raggiungibili?
- Una persona con ridotta mobilità può entrare, muoversi e utilizzare almeno le aree previste?
- La configurazione è adatta all’attività oppure costringe tutti a lavorare nello stesso modo?
Se una risposta è negativa, non conviene risolvere il problema semplicemente spostando la scrivania di pochi centimetri. Può servire ridurre il numero di postazioni, sostituire una cassettiera, cambiare l’orientamento del monitor o separare la zona operativa da quella di attesa.
Una buona disposizione protegge persone e lavoro
La normativa sulla disposizione delle scrivanie in ufficio non si riduce a una distanza standard tra i tavoli. Il criterio più solido è combinare sicurezza, ergonomia, accessibilità e funzionalità, documentando le scelte nella valutazione dei rischi.
Per una verifica definitiva, soprattutto in un open space numeroso o in un ufficio aperto al pubblico, è prudente coinvolgere il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, il medico competente quando previsto e un tecnico antincendio per gli aspetti di competenza. Una stanza ordinata può essere gradevole, ma una stanza progettata bene permette alle persone di lavorare meglio e di uscire rapidamente quando serve.