Quando si vuole lavorare nell’informazione, la prima scelta non è soltanto quale facoltà frequentare, ma quale tipo di giornalista si desidera diventare. La scelta della laurea per diventare giornalista va quindi collegata agli interessi personali, alle competenze pratiche e al percorso previsto dall’Ordine. Qui chiarisco quali corsi offrono la base migliore, quando conviene una laurea magistrale e come trasformare gli studi in un accesso concreto alla professione.
Il percorso universitario conta, ma non sostituisce la pratica giornalistica
- Non esiste una sola laurea obbligatoria per lavorare nel giornalismo.
- L-20 Scienze della comunicazione è il percorso più equilibrato per media, scrittura e contenuti digitali.
- LM-19 Informazione e sistemi editoriali offre una specializzazione avanzata in redazione, editoria e informazione multimediale.
- Le scuole di giornalismo riconosciute prevedono in genere un percorso biennale e possono sostituire il praticantato tradizionale.
- Per diventare giornalista professionista servono normalmente 18 mesi di pratica e il superamento dell’esame di idoneità professionale.
La laurea è obbligatoria per fare il giornalista?
La risposta breve è no, ma dipende dall’obiettivo. In Italia la laurea non è un requisito generale per iniziare il praticantato presso una testata. Per questa via contano il diploma di scuola superiore, l’iscrizione al registro dei praticanti e una pratica giornalistica conforme alle regole previste.
La situazione cambia se si sceglie una scuola di giornalismo riconosciuta dall’Ordine dei Giornalisti. In quel caso è richiesto un titolo universitario e bisogna superare una selezione. Il percorso dura normalmente due anni, comprende lezioni e lavoro redazionale e permette di svolgere una pratica professionale strutturata.
È utile distinguere anche tra giornalista pubblicista e giornalista professionista. Per il primo elenco la laurea non è, di per sé, una condizione obbligatoria, mentre per l’accesso al professionismo occorre superare l’esame di idoneità dopo il periodo di pratica richiesto. L’Ordine dei Giornalisti conferma che nessuna laurea, da sola, comporta l’iscrizione automatica all’Albo.
Per questo considero l’università un investimento importante, ma non una scorciatoia. Una buona formazione aiuta a capire le fonti, scrivere meglio e specializzarsi, mentre l’esperienza in redazione dimostra di saper trasformare quelle conoscenze in articoli, servizi, podcast o contenuti video.
[search_image]studenti laboratorio redazione giornalistica università italiana scrittura articolo podcast videoLe lauree più utili per costruire una carriera nell’informazione
Non sceglierei un corso soltanto perché contiene la parola “giornalismo” nel titolo. Guarderei soprattutto agli insegnamenti, ai laboratori, agli stage e alla possibilità di produrre contenuti pubblicabili. Le classi di laurea più interessanti sono diverse e preparano a profili professionali non identici.
| Percorso | Cosa sviluppa | Quando lo sceglierei |
|---|---|---|
| L-20 Scienze della comunicazione | Linguaggi dei media, scrittura, comunicazione digitale, analisi dei pubblici e organizzazione editoriale. | Per chi vuole una base ampia e intende lavorare tra web, stampa, radio, video o comunicazione. |
| LM-19 Informazione e sistemi editoriali | Produzione informativa avanzata, processi editoriali, contenuti multipiattaforma, dati e organizzazione dei media. | Per chi possiede già una laurea e punta a ruoli redazionali, editoriali o di coordinamento. |
| L-10 Lettere | Padronanza della lingua italiana, cultura, storia, analisi e interpretazione dei testi. | Per chi immagina un giornalismo culturale, letterario o di approfondimento. |
| L-36 Scienze politiche | Istituzioni, politica, diritto, relazioni internazionali ed economia. | Per chi vuole occuparsi di politica, cronaca parlamentare, esteri o analisi. |
| L-11 o L-12 Lingue | Lingue straniere, mediazione e conoscenza di culture diverse. | Per chi punta a esteri, corrispondenza internazionale o redazioni multilingue. |
| L-40 Sociologia | Analisi dei fenomeni sociali, dati, comportamenti collettivi e trasformazioni culturali. | Per chi vuole lavorare su società, lavoro, disuguaglianze, consumi e inchieste. |
Tra queste opzioni, L-20 è la scelta più versatile, ma non necessariamente la migliore per tutti. Un aspirante cronista politico potrebbe ottenere più valore da Scienze politiche, mentre chi vuole raccontare economia, salute o tecnologia può costruire una preparazione più credibile studiando proprio quella materia.
La classe di laurea LM-19 è particolarmente interessante per chi cerca una preparazione specialistica. Il Ministero dell’Università la orienta verso la gestione dei contenuti informativi, i processi editoriali e la produzione multipiattaforma. In pratica, non insegna soltanto a scrivere, ma anche a capire come nasce, si verifica e si distribuisce un contenuto.
Quando conviene scegliere una scuola di giornalismo riconosciuta
La scuola riconosciuta dall’Ordine è la strada più lineare per chi vuole puntare al giornalismo professionista e desidera una formazione pratica intensa. L’accesso avviene dopo la laurea, tramite selezione, e il biennio combina lezioni, esercitazioni, lavoro di redazione e tutoraggio da parte di giornalisti.
Il vantaggio principale è la continuità. In due anni si lavora con scadenze, revisioni, titoli, fonti e formati diversi, proprio come accade in una redazione. Alcuni percorsi includono stampa, radio, televisione, web, podcast, video e giornalismo basato sui dati.
Non tutti i master universitari in giornalismo, però, hanno lo stesso valore professionale. Prima di iscriversi controllerei sempre che la scuola compaia nell’elenco aggiornato delle strutture autorizzate dal Consiglio nazionale dell’Ordine. Un corso privato con un nome molto convincente può offrire competenze utili, ma non sostituire il praticantato.
Il costo varia molto in base all’ateneo e alla natura pubblica o privata del programma. Oltre alla retta bisogna considerare due anni di frequenza, eventuali trasferimenti e il mancato reddito se il corso richiede un impegno a tempo pieno. Per me il criterio decisivo non è quindi soltanto il prezzo, ma il rapporto tra ore di laboratorio, qualità delle redazioni, stage e sbocchi degli ex studenti.
Come trasformare la laurea in un percorso professionale
Una laurea utile diventa davvero un vantaggio quando viene accompagnata da un piano concreto. Io seguirei una sequenza semplice, lasciando spazio alla specializzazione personale.
- Scegliere l’area tematica. Politica, economia, sport, cultura, scienza e cronaca richiedono conoscenze diverse. Una specializzazione riconoscibile aiuta a non presentarsi come un candidato generico.
- Controllare il piano di studi. Cercherei laboratori di scrittura, tecniche dell’informazione, diritto dei media, deontologia, data journalism e produzione audiovisiva.
- Costruire un portfolio durante l’università. Dieci articoli ben revisionati valgono più di molte dichiarazioni di interesse. Aggiungerei almeno un’intervista, un’inchiesta breve, un contenuto audio e un progetto multimediale.
- Scegliere la modalità di pratica. Si può puntare su una testata idonea a formare praticanti oppure su una scuola di giornalismo riconosciuta. Le due strade hanno costi, ritmi e livelli di accompagnamento differenti.
- Preparare l’esame professionale. L’esame comprende aspetti di tecnica e pratica del giornalismo, oltre alle norme giuridiche e deontologiche collegate alla professione.
La pratica richiesta per l’accesso all’esame è normalmente di 18 mesi. Nel percorso aziendale è importante verificare in anticipo che la testata possa garantire una formazione adeguata e che il rapporto venga documentato correttamente.
Durante gli studi non trascurerei le competenze digitali. Saper usare un CMS, montare un breve video, registrare un podcast, leggere un dataset o verificare un’immagine non trasforma automaticamente una persona in giornalista, ma aumenta molto la sua utilità in una redazione contemporanea.
Gli errori da evitare quando si sceglie il corso
Il primo errore è pensare che esista una laurea magica capace di garantire un posto in redazione. Il mercato premia l’unione tra cultura generale, specializzazione, capacità tecnica e affidabilità. Anche il voto di laurea conta meno di un portfolio credibile quando si tratta di dimostrare cosa si sa fare.
Un altro errore consiste nel confondere comunicazione e giornalismo. Un corso di comunicazione può preparare bene a uffici stampa, marketing e media aziendali, ma non sempre offre pratica di cronaca, verifica delle fonti e lavoro redazionale. Prima dell’iscrizione leggerei quindi gli insegnamenti effettivi e non soltanto la descrizione promozionale.
Infine, eviterei di aspettare la laurea per iniziare a scrivere. Un blog tematico, una collaborazione con una testata locale o un progetto universitario possono diventare occasioni per ricevere feedback reale. La qualità migliora soprattutto quando qualcuno corregge titoli, struttura, fonti e ritmo del testo.
La scelta migliore dipende dalla redazione in cui vuoi lavorare
Se desideri una preparazione ampia, partirei da Scienze della comunicazione e costruirei presto esperienza pratica. Se ti interessano politica, economia o cultura, sceglierei invece una laurea disciplinare forte, compensando con laboratori di giornalismo e collaborazioni editoriali.
Chi ha già una laurea e vuole puntare al lavoro redazionale può valutare una magistrale LM-19 oppure una scuola biennale riconosciuta. Quest’ultima è più direttamente collegata al praticantato, ma richiede selezione, tempo e un investimento economico da valutare con attenzione.
La decisione più solida nasce dall’incrocio tra materia che conosci, formato che vuoi usare e percorso professionale previsto. La laurea apre la porta alla formazione, mentre pratica, portfolio e rispetto delle regole trasformano quella preparazione in una possibilità concreta di lavorare nell’informazione.